Onoratissima di ospitare anche sul blog Simone Cannizzaro, dopo averlo già incontrato vis a vis, separati “solo” da uno schermo per l’intervista Youtube.
Questa intervista approfondisce la vita di Simone, un atleta paralimpico affetto da albinismo e ipovisione, che gareggia a livello internazionale nel judo. ripercorriamo quindi la sua carriera sportiva, descrivendo i sacrifici quotidiani necessari per bilanciare il lavoro con gli allenamenti intensi e le competizioni globali.
Chi sei e come hai iniziato col judo?
Ho iniziato judo per puro caso perché mio padre è un ex sportivo, si recò in palestra e io non potevo stare a casa perché la mia mamma era a lavorare. Per puro caso la segretaria della palestra mi ha invitato a iniziare iniziare un corso di judo e da lì non sono mai più sceso dal tatami. Quindi diciamo che ho incontrato il judo per caso e il judo ha incontrato me per caso. Poi ho sempre praticato questo sport a livello amatoriale, ho fatto anche altri sport ma comunque il judo era quello che mi dava più soddisfazione. Non perché vincevo, ma perché mi piaceva.
Mi piace perché è uno sport individuale. Mi piaceva tanto il fatto che sul tatami salivo da solo ed ero io contro tutti. Poi nel lontano 2012 ho sempre gareggiato con i “normo vedenti” in quanto da piccolino i miei genitori mi hanno fatto sempre sentire una persona… normale. Un vecchio allenatore della nazionale mi ha notato, sapeva che gli albini hanno problemi alla vista e quindi mi ha aperto le strade della Nazionale Paralimpica e da lì è diventato proprio la mia passione. Mi ha aperto il sogno delle Paralimpiadi.
Nel 2013 ho partecipato al mio primo mondiale giovanile e sono arrivato quinto. Poi nel 2015 ho vinto il mondiale giovanile, nel 2017 ho vinto l’europeo giovanile, poi ho avuto un brutto infortunio nel 2018 e non sono riuscito a qualificarmi né alle Paralimpiadi di Rio 2016 né a quelle di Tokyo 2020. E poi ho cambiato categoria, sono riuscito a qualificarmi alle Paralimpiadi di Parigi nel 2024 e lì purtroppo ho perso la finale per il bronzo per un punto, sono arrivato quinto.
L’ultima medaglia è stata in Georgia, è stato un argento molto importante. Non è che non me l’aspettavo, però sono arrivato a questa gara malmesso in quanto avevo un infortunio al costato, però è andato molto bene.
Quali sono ad esempio le caratteristiche per cui è particolarmente adatto secondo te a una persona ipovedente?
Io penso che un bambino debba fare qualcosa che gli piace, non per forza judo. Però in questo preciso esempio, il judo sicuramente ti aiuta a stare con altre persone, ti aiuta ad avere rispetto, ti aiuta a capire come muoverti anche se ci vedi poco, perché comunque combatti in un tappeto ridotto e ti dà la percezione dell’altezza perché cadi da quasi un metro. Ci sono tanti pro. La cosa difficile è che sicuramente rispetto alle persone “normali” l’ipovisione o la cecità ti possono portare a una mancanza di equilibrio, che però allenandoti poi superi. E poi l’unica cosa che è diversa nel judo paralimpico rispetto a quello olimpico sono le prese. Diciamo che per vincere nel judo hai le prese e devi proiettare l’avversario con la schiena a terra. Nel judo si parte staccati a circa un metro e mezzo di distanza, mentre nel judo paralimpico si parte già con la presa e non si possono mai staccare due prese. Ne puoi staccare una per cambiarla ma non puoi mai staccare due prese. Se stacchi è cartellino giallo. Quindi questa è l’unica differenza. Infatti il judo è molto seguito a livello paralimpico perché è uguale a quello olimpico, cambia solo questo piccolo particolare delle prese.
Io non ho mai avuto grosse difficoltà. L’unica cosa su cui faccio un po’ fatica magari è se l’allenatore fa vedere un determinato movimento o una determinata tecnica. Io riesco a vederla perché comunque sono vicino, però magari me la faccio fare su di me così riesco a sentirla, riesco a percepire magari quel qualcosa che mi manca, il tocco.
Tu come hai vissuto l’albinismo in passato, quindi nell’infanzia, nell’adolescenza, e oggi? Come l’avete vissuto anche in famiglia?
Allora, io diciamo che sono molto fortunato perché la mia mamma e mio papà sono due supereroi. Ovviamente i bambini sono molto curiosi, quindi da piccolo ho avuto delle prese in giro però non ho mai sofferto perché appunto i miei genitori mi hanno sempre detto che ero speciale, mi hanno sempre spiegato tutto in maniera molto chiara, diretta. Quindi diciamo che non ho mai sofferto né di bullismo. Se uno mi prendeva in giro io ridevo e finiva lì, non ho mai neanche reagito. Ma non perché mi sentissi inferiore.
Nel judo tra l’altro la prima cosa che ti insegnano è di non usare le mosse fuori dalla palestra. Anche quello secondo me mi ha aiutato molto anche con queste prese in giro perché forse sono cresciuto leggermente prima. Maturi prima perché ti spiegano cose a 5 anni che magari spiegano agli altri quando ne hanno 10. Anche dopo le Olimpiadi mi han detto “Gli atleti paralimpici sono dei supereroi rispetto a quelli olimpici”, in realtà no. Nel senso che ognuno fa quello che gli piace, ognuno cerca di dare il meglio di sé e poi io mi reputo un atleta normalissimo come può esserlo un atleta olimpico.
Simone, quale consiglio daresti ad esempio a un ragazzo che volesse iniziare questo sport e intraprendere magari anche una carriera agonistica? Cosa c’è da sapere?
Innanzitutto ti deve piacere. Devi fare una cosa che ti piace, non perché vuoi diventare un campione. E poi ovviamente c’è da fare un po’ di gavetta come in qualsiasi cosa, all’università come al lavoro. Bisogna conoscere lo sport, il judo è veramente complicato quindi ci vogliono anni di conoscenza e sapere che non avrai risultati immediati.
E poi anni di sacrificio perché comunque dietro a 4 minuti di incontro, ci sono dei sacrifici enormi. C’è la preparazione mentale, fisica, c’è il calo-peso.
Consiglio di cercare comunque uno sport che rientra nelle Olimpiadi o Paralimpiadi perché è una strada già tracciata.
Quindi tu gareggi con gli occhiali o no?
No, li tolgo, sono un impedimento ed è pericoloso perché si romperebbero. Avevo provato con le lenti a contatto anni fa e ci vedevo meglio, però il giorno dopo avevo gli occhi a pezzi, ho optato per non usarle più. Quando c’è il sole uso gli occhiali da sole e basta. Le gare sono sempre al chiuso però ci sono queste luci fortissime a volte. Alle Olimpiadi le luci erano veramente forti.
Alle gare internazionali se ti trovano le lenti a contatto ti squalificano, perché tu dichiari che sei ipovedente e quindi la gara la fai senza aiuti. È successo già che qualcuno usasse le lenti e l’hanno squalificato.
Ringraziando nuovamente ed infinitamente Simone, ti ricordo i contatti della Federazione Italiana Sport Paralimpici per ipovedenti e ciechi, nel caso tu voglia approfondire il tema https://fispic.it/contact/.
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