Si parla spesso di stereotipi di genere nella vita quotidiana, sul lavoro (con il grave gap salariale a parità di ruolo, mansione, ed esperienza), nelle relazioni, nella scuola, ma pochi si soffermano sul fatto che c’è un’altra sfera nella quale lo stereotipo di genere emerge prepotente, quella della disabilità. Ed in particolare vorrei parlare della disabilità visiva.
Così come non si sceglie se nascere biologicamente maschio o femmina, anche la disabilità non è una scelta, per cui certe preferenze e scelte spesso sono obbligate, a fronte di un’idea diamentralmente opposta, oppure no.
Alcuni stereotipi di genere nella disabilità visiva
Ho individuato un paio di stereotipi di genere, già presenti dalla notte dei tempi nella nostra società e ben radicati nella cultura italiana più che mai, che a mio parere hanno fatto e fanno danni immensi di per sè, ma se associati alla disabilità, il risultato è ancora più sconfortante a mio avviso.
Il primo stereotipo riguarda i maschi, che in questo scenario sembrano i più colpiti: ci hanno sempre detto che “l’uomo deve fare l’uomo”, frase che vuol dire tutto e niente, chi è cresciuto in determinati contesti sa bene che lì dentro c’è racchiuso un mondo di norme, dette e soprattutto non dette, tra queste c’è sicuramente quella della galanteria, che prevede che un uomo che sta corteggiando una donna, ma anche no, anche un semplice amico, collega, compagno, che debba uscire con una donna, debba presentarsi lui sotto casa della ragazza con la macchina per poi recarsi dove avevano pianificato.
Tralascio il mio parere personale sul tema della galanteria perchè non è la sede, ma approfondirò certamente nel podcast “Storie senza melanina” ma mi soffermo sul fatto ovvio che un ragazzo, un uomo che ha una disabilità visiva, (come nel caso dell’albinismo) non ha certo la possibilità di fare questo.
Il secondo stereotipo riguarda la femmina: a noi donne hanno sempre detto che dobbiamo essere quelle addette al focolare domestico, alle faccende di casa, alla cucina ecc, e dove sta il problema della disabilità? Niente, è che la maggior parte di noi la polvere in casa non la vede, la immagina. Certo, è possibile pulire passando uno straccio, passando l’aspiraolvere, la scopa elettrica ma spesso è un passare “a caso”, quindi il lavoro potrà essere imperfetto e il risultato approssimativo, sicuramente è più difficile, è possibile che facciamo fatica a vedere le briciole, che dobbiamo chinarci per leggere la temperatura sul fornello a induzuione, sul termostato di casa, il peso sulla bilancia e potrei andare avanti.
Ripercussioni psicologiche degli stereotipi di genere
Quello che ho riscontrato parlando con diverse persone con problematiche visive, albine e ipovedenti soprattutto, è una forte frsutrazione a livello personale, che nasce nell’infanzia, si fortifica nell’adolescenza e spesso la persona tende a portarsi dietro anche nella vita adulta. Specialmente per i maschi, devo dirlo.
Anche perchè, se la donna che “deve” togliere la polvere e cucinare, se la cava con un lavoro discreto o al massimo fatto male, ma comunque fatto, per il maschio che “deve” scarrozzare le fidanzate, questa è una cosa impossibile.
Facendo un passo indietro cosa c’è dietro quella patente mancante?
L’auto è vista come simbolo di autonomia, indipendenzaa, quindi potere, addirittura mascolinità (basti pensare alle pubblicità destinate ai maschietti sin da piccoli).
Ed è un attimo che un ragazzo che apprende che non potrà mai guidare, si senta privato di tutte queste caratteristche.
In lui subentrano domande quali: “Cosa penserà di me la ragazza? Mi vedrà come uno sfigato? Preferirà qualcun altro solo perchè ha la macchina? Come posso prendermi cura di lei, forse è lei che deve prendersi cura di me? Quindi sono meno uomo?
Non sono un uomo ma posso capire perfettamente come ci si possa sentire e secondo il mio parere è arrivato il momento di ribaltare un po’ la situazione allontanandoci da concetti obsoleti e spesso tossici.
Come combattere gli stereotipi di genere nella disabilità visiva
Personalmente ho sempre fatto fatica a stare dentro alle regole fisse e imposte, per di più, la maggior parte di esse, le trovo senza un senso, per cui cerco di combatterle nel mio quotidiano, agendo contro tendenza, ma nel concreto come possiamo fare?
L’auto a guida autonoma sarebbe lo strumento di inclusione perfetto per mettere tutti sullo stesso piano, il mio sogno ma che probabilmente non riuscirò a vedere realizzato.
Riguardo invece le pulizie della casa ed i lavori domestici o comunque manuali, esistono elettrodomestici parlanti, smart e adatti agli ipovedenti, ma non è tanto quello il punto. Come sempre, per natura e deformazione, cerco le rispsote nel mondo della psiche.
Quello che vedo necessario ad oggi è una rivoluzione culturale, che in parte è già in corso, ma che a mio avviso procede a passi troppo lenti.
Punto primo: crescere i figli maschi (famiglia e scuola) con concetti meno legati alla performance, al ruolo dominante, ma insegnando loro che si è maschi alpha anche se chiedi aiuto, anche se ti commuovi, anche se non fai a botte, anche se non puoi guidare.
Punto secondo: crescere sempre più figlie femmine, libere dagli stereotipi del focolare domestico, da un mondo che le vuole ottime cuoche e appassionate di arredamento. Sei donna e sei femminile anche se non ami cucinare, se lavori tutto il giorno e la sera quando arrivi a casa ti fai due uova in padella e via. E non perdi nulla se non sei tu quella che aiuta il bambino a fare i compiti o a compilare i moduli per l’iscrizione a scuola o a nuoto.
Come ogni rivoluzione richiede un percorso step by step e il mondo delle disabilità rappresenta un po’ lo specchio della società e porta alla luce concetti che riguardano tutti.
Dal prossimo mese seguire il canale Youtube di Nero su Bianco sarà ancora più “pindarico”, nasce infatti STORIE SENZA MELANINA, il primo podcast di Nero su Bianco!
