Alessio Bernabucci

Alessio Bernabucci: il booktoker che va oltre l’albinismo

Oggi Nero su Bianco ospita un ragazzo che con grande dedizione porta in giro per l’italia la sua passione per il mondo della letteratura con un profilo instagram (ber.aless) che, in maniera originale, racconta, offre pillole ed in qualche modo recensisce e consiglia, i più bei libri da lui letti, soprattutto del ‘900, sempre con un grande sorriso sulle labbra: Alessio Bernabucci, un influencer e booktoker che, tra le altre cose, è anche albino.

Come sai, il mio obiettivo è sempre quello di raccontare l’albinismo attraverso storie di normalità e spesso, senza nemmeno parlarne ed in questo ho trovato grande affinità con Alessio e con il suo modo di rapportarsi con la condizione genetica che ci accomuna, e quale modo migliore se non quello di approfondire la sue passioni?

Ciao Alessio e benvenuto, sui social sei ber.aless (Beraless), ma chi è Alessio a camera spenta? Raccontaci un po’ di te.

Beraless è nato da relativamente poco tempo per il desiderio di raccontare anche online la mia passione per la lettura e per trovare qualcuno con cui condividere ciò che mi appassiona. Se dovessi provare a definirmi, “lettore” sarebbe sicuramente tra le prime parole che mi aiuterebbero a descrivermi. Ma c’è anche altro.

Io, Alessio, sono nato 28 anni fa a Viterbo. Ho frequentato il liceo scientifico a Viterbo poi, in maniera improvvisa ma non improvvisata, mi sono iscritto a Lettere a Roma. Era esattamente ciò che volevo studiare, l’ho fatto con estrema passione e coinvolgimento. Ho iniziato a scrivere in un giornale e poi a insegnare italiano e latino nei licei. Dopo un periodo a Viterbo, mi sono trasferito a Genova, dove attualmente vivo.

Mi piace praticare sport, ascoltare tanta musica e molti podcast di tema estremamente vario. Amo anche collezionare calzini con fantasie discutibili, creare dei super miscugli di biscotti con cui fare colazione e improvvisare inventando parole su canzoni famose.

Quando nasce la tua passione per la lettura?

La mia passione per la lettura nasce da piccolo. Uno dei primi ricordi che conservo è una serata d’infanzia – avrò avuto 4 o 5 anni – in cui i miei genitori mi hanno letto “Il giro del mondo in 80  giorni”. Di lì a poco avrei partecipato a un gruppo ricreativo estivo che aveva come tema proprio le avventure di quel libro, e io sentivo la necessità di arrivare preparato.
Ero già un grande appassionato di geografia e ricordo che stavo iniziando a imparare a leggere. I miei genitori leggevano e mi indicavano i luoghi sulla mappa, ma quando riuscivo anche io tentavo di mettere in fila le lettere e ricostruire i termini sulla pagina.

Un compagno essenziale della mia infanzia è stato Geronimo Stilton, che mi ha avvicinato molto alla lettura. Le sue avventure in giro per il tempo e per lo spazio mi coccolavano nei pomeriggi liberi. Lo scorso anno al Salone del libro di Torino c’era uno stand dedicato alla lettura per l’infanzia e c’era anche un gigantesco Geronimo in carne e ossa. Qualcuno sotto a quel costume imbottito stava certamente sudando e maledicendo il giorno in cui ha accettato quel lavoro; ma per me, adulto, ritrovare il mio amico Geronimo – lo confesso – è stato emozionante.

Sono stato un grande lettore anche negli anni del liceo e, naturalmente, in quelli dell’università. Uno dei libri che ha segnato il mio percorso è stato senza dubbio “Delitto e castigo”; ricordo che non riuscivo a staccarmi dalle pagine e inghiottivo i capitoli senza sosta per scoprire i pensieri e le azioni di Raskolnikov.

Cosa ti appassiona nei romanzi del 900 e qual è il tuo preferito?

Durante i miei studi universitari il Novecento italiano è stato il periodo letterario che più mi ha appassionato e che, di conseguenza, ho approfondito con più interesse.
Mi appassiona il Novecento italiano perché è il momento letterario più vicino a noi, quello in cui la letteratura non è più in grado di offrire certezze ma ci riempie di dubbi su quale sia il nostro posto nel mondo. È un secolo segnato da crisi morali, politiche, storiche, sociali e culturali, dalle guerre mondiali al crollo delle ideologie. Di fronte a questa frattura, la letteratura non può limitarsi a raccontare la realtà, ma deve mettersi in discussione, sperimentando nuovi linguaggi e nuove forme espressive.

Gli autori del Novecento indagano l’inquietudine dell’uomo nell’era moderna, la sua solitudine, l’incapacità di comunicare e la perdita di punti di riferimento, con personaggi fragili, contraddittori e inadeguati. Come siamo ancora oggi tutti noi. Sono tutte domande ancora attuali che riguardano tutti noi, perché la fragilità personale è anche fragilità universale.
Scegliere un solo romanzo che preferisco del Novecento è veramente difficile. Ce ne sarebbero tanti, ma scelgo “L’isola di Arturo”. Parla del delicato momento di passaggio dall’infanzia all’adolescenza. Arturo lo fa in condizioni molto specifiche e irripetibili, ma il modo in cui la sua storia viene raccontata parla a chiunque perché tutti siamo stati bambini e a un certo punto abbiamo iniziato a chiederci cosa stavamo diventando.

Il mio blog parla di albinismo e tu sei anche albino, come vivi questa condizione e come l’hai vissuta da piccolo?

Vivo la mia condizione con grande serenità. Grazie agli insegnamenti dei miei genitori sin da piccolo ho compreso con consapevolezza le mie caratteristiche, le mie unicità e diversità, senza mai giudizi di valore. Ho sempre svolto qualsiasi tipo di attività – fisica, intellettuale, sportiva, sociale – senza limiti. E anche quando dei limiti oggettivi erano imposti dalla situazione, mi è stato insegnato a trovare un modo alternativo per aggirare l’ostacolo. Alla forza di volontà, indipendenza e determinazione deve comunque fare seguito anche un momento di condivisione e sensibilizzazione.
Trovare il modo per puntare al traguardo è giusto, ma è anche giusto spiegare al mondo quale ostacolo va rimosso affinché nessuno trovi più la strada intralciata.

Qualche battuta sul mio aspetto fisico naturalmente c’è stata, in particolare quando ero più piccolo. Ma un insegnamento dei miei genitori che tengo ancora oggi a mente è di analizzare da chi e in che modo viene la derisione. Se si tratta di qualcuno che lo fa con il puro scopo di canzonare, senza dimostrare sensibilità o interessa, ho imparato a pesare quelle parole per il valore che effettivamente hanno. Zero.
Talvolta invece è più appropriato rispondere a tono, o in modo scherzoso, quando chi abbiamo di fronte si dimostra aperto al dialogo, curioso, o anche sfrontato.

Essere albino è la mia normalità. È ciò che sono ed è un punto di partenza. Se non ci fossero gli altri a ricordarmi di non avere melanina, probabilmente mi dimenticherei di essere albino. Se non ci fossero gli altri a fissarmi per strada, mi dimenticherei di avere i capelli bianchi. Il che non significa che vorrei dimenticarmene, ma solo che è un dato scontato, ovvio e naturale per me. Guardandomi allo specchio vedo dei capelli, che sono anche bianchi. Non dei capelli bianchi.

Come ti organizzi con la lettura, con i problemi di vista? Usi supporti digitali o altro?

Sono particolarmente fortunato perché il mio deficit visivo non è così importante da impedirmi di leggere tutto con tranquillità. Leggo in cartaceo senza alcun problema.
Certamente alcune edizioni sono scritte con caratteri così piccoli da essere illeggibili per chiunque. Detto questo, leggo talvolta anche con IPad o con e-reader perché hanno il vantaggio di poter scegliere carattere, dimensione, colore dello sfondo, retro-illuminazione.
In alcuni casi li preferisco al libro cartaceo per il comfort visivo. Utilizzo abbastanza spesso anche gli audiolibri; non tanto per una questione visiva, ma per riempire tempi morti, come quando devo camminare in strada.

Ci sono libri, storie, romanzi che hanno per protagonisti personaggi palesemente albini, a parte il famoso Codice Da Vinci?

Parlerò della letteratura italiana perché è quella che conosce meglio, ma il discorso può essere esteso anche ad altri mondi letterari. Nell’arte e nella letteratura personaggi albini o
con caratteristiche fisiche albine sono stati raccontati, ma sempre per la loro atipicità, all’insegna di una forma di “stranezza”. Intendo dire che la “bianchezza”, termine per richiamare un capitolo di Moby Dick, è stata tradizionalmente associata o a caratteristiche angeliche o mostruose. I personaggi albini affascinano per la loro estetica eterea, simbolo di innocenza e purezza, oppure terrorizzano per l’anormalità, incarnando una forma di spregevole diversità. O nel migliore dei casi sono raccontati come personaggi curiosi, stravaganti, senza portare con sé necessariamente un valore morale. E i protagonisti albini di molte storie celebri di romanzi, film o leggende, ma anche moda e spettacolo, possono essere archiviate in questi tre scompartimenti. Esempi di personaggi di questo tipo si trovano anche in Morante, D’Annunzio, Primo Levi e Carlo Levi, Deledda… È più raro trovare autori che affrontano il tema in maniera umana, andando oltre questo bipolarismo
innocenza/terrore. Il più noto e più riuscito esempio è, a mio avviso, il racconto “Il gorilla albino” di Italo Calvino, contenuto nella raccolta Palomar.

Calvino racconta la storia di Copito de Nieve, Fiocco di neve in italiano, unico esemplare di gorilla albino mai osservato, tenuto nello zoo di Barcellona fino al 2003, anno della sua morte. Palomar, il protagonista dell’omonima raccolta di racconti di Calvino, lo incontra all’interno dello zoo e, come molti visitatori, ne rimane affascinato. Calvino parla della “fatica di portarsi addosso la propria singolarità”, della consapevolezza di Fiocco di neve della sua “presenza così ingombrante e vistoso”. Attraverso lo sguardo di Palomar e la vita del gorilla albino, Calvino racconta un modo di stare al mondo che in qualche modo riguarda tutti, albini e non. E sta qui la grandezza della letteratura e di un grandissimo autore come Calvino.

Il momento più delicato, per me, arriva quando Palomar descrive il gorilla stringere uno pneumatico. Quell’oggetto per lui non ha una funzione pratica, non serve a nulla, non è un giocattolo, né un passatempo. È, nella sua semplicità, uno strumento simbolico e affettivo. Rappresenta il “suo bisogno d’una cosa da tener stretta mentre tutto gli sfugge, una cosa in cui placare l’angoscia dell’isolamento, della diversità, della condanna a essere sempre considerato un fenomeno vivente, dalle sue femmine e dai suoi figli come dai visitatori dello zoo”.

Se tu fossi un personaggio di un romanzo del 900 quale potresti essere?

Non è del 900 e rispondo alla domanda con una negazione, ma direi un anti-Oblomov.
Oblomov è il protagonista dell’omonimo romanzo russo dell’Ottocento di Goncarov che trascorre le sue giornate a letto, a suo agio nella pigrizia. Non è comunque un fannullone perché nel suo stato di quiete estrema trova una sua forma di contemplazione della realtà.
Provando a spiegare me stesso, una delle caratteristiche che mi definisce è il desiderio e la necessità di trovare sempre stimoli nuovi e attività curiose che mi coinvolgano. Talvolta questa iperattività mi spinge a cercare troppo e a lasciare insoddisfatti alcuni desideri perché nel frattempo si è fatta spazio una nuova passione. Tendo a perdermi nei ragionamenti e mi trovo ad aver avuto in testa una catena di pensieri di cui, quando tento di riavvolgere la matassa, ho perso il filo.

Ti è capitato di ricevere sui social domande o commenti sul tuo aspetto particolare e se sì come hai risposto?

L’aspetto fisico è la prima cosa che uno spettatore che non mi conosce nota di me quando vede un video. È innegabile e comprensibile che possa suscitare curiosità. La community social che ho costruito in questi mesi è educata e rispettata. Quando parlo di libri è difficile che qualcuno lasci commenti o messaggi privati in cui commenta il mio aspetto fisico in maniera inappropriata. La situazione è stata diversa quando ho realizzato dei video ironici di sensibilizzazione sull’albinismo. In questo caso il tema del video è l’aspetto fisico e questo in qualche modo sembra legittimare gli spettatori a lasciare commenti, più o meno inerenti e più o meno rispettosi. Realizzare dei video sulle disavventure quotidiane di una persona albina può essere un modo per sensibilizzare, ma i commenti che ho ricevuto in quei casi dimostrano che il lavoro da fare è ancora molto.

Ringrazio di cuore Alessio e ti ricordo che lo trovi su instagram a questo profilo, oltre che in giro per librerie e manifestazioni letterarie.

Nero su Bianco

Mi chiamo Roberta e sono nata con albinismo oculo-cutaneo. Oggi parlo ai genitori, agli educatori, ai medici e a tutta la popolazione perchè vorrei un mondo consapevole, preparato e accogliente.

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