Siamo al penultimo articolo dedicato alle figure educative che accompagnano l’alunno ipovedente nel suo percorso scolastico a partire dalla scuola dell’infanzia.
Oggi parliamo del filologo e del tiflodidatta, una figura spesso sottovalutata all’interno degli istituti scolastici ma preziosa proprio per la sua specializzazione verticale.
Vediamo chi è e di cosa si occupa per gli alunni con albinismo.
Chi è il tiflologo e cosa fa
La parola tiflos in greco significava “cieco”, per cui è comprensibile che il tiflologo sia quella figura professionale che studia la disabilità visiva, non solo cecità ma anche ipovisione, mentre il tiflodidatta è un tiflologo che lavora nelle scuole a stretto contatto con il corpo docenti, le famiglie dello studente e altre figure educative come ASACOM, insegnante di sostegno e enti esterni nell’ambito sanitario come le ASL locali o associazioni che tutelano le persone con disabilità visiva.
L’obiettivo ed il lavoro del tiflodidatta è quello di favorire l’integrazione del ragazzo ipovedente, in questo caso albino, nell’ambito scolastico, trovando le giuste strategie compensative affinché egli non rimanga indietro e riceva la stessa possibilità di apprendimento dei compagni. Definisce quindi piani strategici ma anche operativi, avvalendosi di strumenti tecnici come:
– libri ingranditi
– mappe concettuali visive
– video ingranditori
– materiale in braille
– schede tattili
Si occupa principalmente di supportare l’alunno in quelle che potrebbero essere le sue difficoltà a livello visivo durante le ore di lezione.
Ma in realtà il tiflodidatta dovrebbe fare di più che mettere semplicemente a disposizione dello studente degli ausili, ha infatti la responsabilità di fornire indicazioni, punti di riferimento affinché l’alunno diventi autonomo, e non semplicemente fare le cose al posto suo.
Ad esempio può fornire consigli su come disporre gli oggetti sul banco, per poterli trovare facilmente, oppure su come giungere in aula video o in bagno nel modo più rapido possibile, su come svolgere un’attività senza stancarsi, incoraggia l’utilizzo di altri sensi come udito e tatto.
La figura del tiflologo (e del tiflodidatta) nell’albinismo
Per quanto riguarda gli alunni albini ci sono delle caratteristiche peculiari che il tiflodidatta dovrebbe tenere in considerazione per mettere in atto piani educativi di supporto:
1. fotofobia: il ragazzo albino mostra un accentuato fastidio alla luce, anche in luoghi chiusi come le aule, le palestre ecc. La strategia compensativa corrispondente è quella di posizionare la postazione dell’alunno non troppo vicino a fonti luminose, naturali o artificiali che siano.
2. difficoltà nel cogliere contorni e dettagli: per questo è importante facilitare le attività dello studente con albinismo attraverso l’utilizzo di colori a contrasto, per quanto possibile.
3. ipovisione: la postazione dell’alunno ipovedente albino deve essere il più vicino alla lavagna e comunque con possibilità di collegare la LIM ad un tablet o pc. Oltre a ciò esistono strumenti quali materiali ingranditi ed utilizzo di video ingranditori a pc o da tavolo oppure di sintesi vocali e/o (l’uno non esclude l’altro, anzi, l’integrazione di più supporti può solo favorire l’alunno e giovare alla sua comprensione) di audiolibri.
4. nistagmo congenito: questo difetto visivo può tradursi in difficoltà che si manifestano soprattutto a livello motorio, quindi anche durante educazione fisica, sarebbe quindi opportuno prevedere dei tracciati specifici per l’alunno ipovedente anche in palestra e nei campi sportivi, oltre ad altri aiuti (prediligendo sport in cui l’alunno albino riesce meglio o facendogli rivestire solo i ruoli a lui più consoni. es. a pallavolo evitare la battuta).
Come richiedere il tiflodidatta per l’albinismo
In Italia la situazione è ancora poco standardizzata, non c’è una sola procedura per fare richiesta del tiflodidatta per il proprio figlio albino. Riassumendo le diverse esperienze genitoriali raccolte posso dire che ad oggi esistono le seguenti strade:
– parlare con il dirigente scolastico di modo che sia la sua persona ad occuparsene;
– contattare direttamente associazioni come l’UICI provinciale, loro hanno i riferimenti di queste figure, nonché gli ausili stessi;
– fare richiesta presso la ASL locale, con verbale, visita oculistica e documento che attesta il riconoscimento 104 alla mano.
Conclusioni
Purtroppo non tutti gli alunni albini sono affiancati dalla figura educativa del tiflologo o tiflodidatta, questo dipende da diversi motivi, tra cui sicuramente la maggiore o minore difficoltà nel reperire queste professionalità a livello locale o da mancanza di fondi economici o altri ostacoli amministrativi, organizzativi e burocratici della scuola.
Quello che però è doveroso sapere è che i bambini e ragazzi albini e ipovedenti hanno diritto ad essere appoggiati da questa figura, che ritengo preziosa e utile quanto le altre, se non di più.
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