insegnante di sostegno nella disabilità visiva

Il ruolo dell’insegnante di sostegno nella disabilità visiva

Prosegue la serie di articoli dedicati alle figure educative che, a scuola e/o a casa, seguono l’alunno ipovedente. Dopo aver affrontato il tema dell’assistente alla comunicazione oggi parliamo dell’insegnante di sostegno e dei suoi diritti e doveri.

Cosa fa l’insegnante di sostegno nella disabilità visiva

La figura dell’insegnante di sostegno è stata istituita nel 1977 e da allora si è evoluta nel tempo acquisendo sempre più rilevanza fino a diventare una figura di riferimento consolidata per gli alunni con disabilità ed esigenze specifiche. Ha una formazione pedagogica atta a individuare le migliori strategie inclusive per l’alunno con disabilità, in stretta collaborazione con il resto del corpo docente, con le famiglie dell’alunno e con eventuali figure sanitarie.

Viene quindi assegnato all’intera classe, a differenza dell’assistente alla comunicazione e all’autonomia (ASACOM) che segue l’alunno in maniera individuale.

Quali alunni hanno diritto all’insegnante di sostegno?

Gli alunni con albinismo, se in possesso di una diagnosi funzionale redatta dalla commissione medica legale e di legge 104 che ne attesta lo stato di handicap o di handicap grave, quindi stiamo parlando del comma 1 e del comma 3, hanno diritto all’assegnazione dell’insegnante di sostegno.
Nel caso dell’albinismo, l’handicap è dato principalmente dalle problematiche visive, prima fra tutte l’ipovisione.

Ricordo che le maggiori difficoltà che un alunno albino può dover affrontare a scuola sono:

– difficoltà nel vedere alla lavagna (problema che si risolve con un collegamento diretto della LIM con un tablet o computer consegnato all’alunno);

– difficoltà nella lettura di testi su libri e su quaderni (esistono libri con testi ingranditi, in formato digitale o la possibilità di fare delle fotocopie);

– difficoltà nel muoversi nell’ambiente a causa di una iper illuminazione dell’aula, della palestra ecc.  (sarebbe auspicabile che la scuola fornisse delle tende oscuranti e che l’alunno che soffre di fotofobia sia collocato in un punto meno esposto alla luce ma sufficientemente illuminato da poter vedere);

– difficoltà nel riconoscere oggetti a distanza, un cestino, una pattumiera, un aula nuova, un compagno, la palla a educazione fisica ecc (l’alunno ipovedente dovrebbe sempre stare davanti nelle attività oppure essere informato prima su dove si trova un oggetto, anche se viene spostato) magari accompagnato a vederlo da vicino;

– difficoltà nel godere di uno spettacolo divertente se posizionati a una distanza elevata (elevata per l’alunno, non per una persona “normale” dove la soluzione è avvicinare l’alunno albino il più possibile al palco, allo schermo o al luogo della performance);

– difficoltà nello sport (qui bisogna vedere di caso in caso).

Quali sono le mansioni dell’insegnante di sostegno?

L’insegnante di sostegno è un insegnante a tutti gli effetti, benché non sia un insegnante curricolare, è un contitolare della cattedra, quindi si occupa della preparazione delle lezioni e dell’assegnazione dei compiti a casa, nonché della valutazione degli stessi con un’occhio puntato su quegli alunni che presentano difficoltà, in base alle loro necessità.

Si fa carico di individuare queste difficoltà e di comunicarle apertamente al corpo docente, di inserire l’alunno in un contesto scolastico adeguatamente formato, questo significa che gli altri studenti devono essere messi al corrente delle difficoltà dell’alunno disabile e diventare collaborativi sia durante le lezioni che nei momenti di svago.

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Nero su Bianco

Mi chiamo Roberta e sono nata con albinismo oculo-cutaneo. Oggi parlo ai genitori, agli educatori, ai medici e a tutta la popolazione perchè vorrei un mondo consapevole, preparato e accogliente.

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