bambina albina con il libro Storia di un riccio bianco

Storia di un riccio bianco: il libro che racconta la diversità ai più piccoli

Agata Daniela Griglié (per noi semplicemente Daniela) è una docente della scuola materna e una grande appassionata di lettura e scrittura, nonché di libri per l’infanzia che lei stessa consuma.

Nel 2014 è uscito il suo secondo libro per bambini in rima, Storia di un riccio bianco, anche questo come il primo ispirato ad una delle sue nipotine, questa volta Alice, una bambina albina di 10 anni.

In realtà la storia ha origine da un incontro spettacolare che l’autrice, in vacanza con la famiglia, fa nella vulcanica isola di Lanzarote, nelle Canarie. Daniela e i familiari infatti avvistarono un riccio bianco, albino, in mezzo a tanti ricci neri, tra le acqua cristalline del mare. Il fatto avvenne sotto gli occhi di Alice che, anche se ancora piccola, era già presente.

Storia di un riccio bianco è un libro che molte scuole materne d’Italia hanno acquistato e che molti bambini hanno ascoltato durante i laboratori di lettura, un racconto che narra di un riccio bianco che intraprende un percorso avventuroso e non privo di ostacoli alla ricerca di se stesso e della sua vera identità.

Ciao Daniela, benvenuta nel blog, e complimenti per quello che fai con i bambini.
A proposito, quali sono le reazioni dei più piccoli a questa storia?
La cosa che apprezzo di più è che si mettono in modalità ascolto attivo, e questa è la cosa più importante.
Le reazioni sono comunque diverse, molti mi hanno chiesto:”Perché il riccio alla fine non diventa nero?” , io spiego loro che non è necessario che il riccio sia come gli altri, oppure mi chiedono se c’è poi un ritorno dai genitori.
Il mio obiettivo è comunque far sì che capiscano che la diversità esiste anche nella vita reale, non solo nei racconti, ecco perché spesse volte Alice è presente con me alle presentazioni o comunque cerco sempre di accompagnare la lettura con fotografie di persone albine, in modo che sia per loro agevolato il processo di comprensione ed il passaggio da fantasia a realtà.

Cosa pensavi dell’albinismo prima della nascita di Alice e come lo vedi ora?
Conoscevo l’albinismo ma non così dettagliatamente, avevo due mamme di miei alunni che erano albine e a me pareva del tutto normale, non mi sono mai interrogata sui loro vissuti non per assenza di curiosità ma proprio perché non ritenevo l’albinismo qualcosa di strano su cui indagare.
Quando è nata Alice tutto è cambiato, sono stata sommersa da emozioni contrastanti, confesso di aver pianto per una notte intera dopo la diagnosi, ero piena di gioia e di paura allo stesso tempo, ho voluto sin da subito entrare dentro questo mondo, viverlo pienamente, sentire quello che sente Alice, nel bene e nel male.

Qual è il tuo rapporto con Alice?
Un rapporto bellissimo, fatto sia di dialogo che di grasse risate, Alice è una bambina dotata di ironia ed autoironia, è particolare il nostro rapporto perché io sono un po’ una zia-bimba quindi sulla parte ludica e fantasiosa, un po’ pazzerella siamo sulla stessa lunghezza d’onda, ma allo stesso modo è possibile fare con Alice dei discorsi più seri e quando è il momento di essere seri parlo con lei come ad una adulta perché so che sa comprendere anche discorsi un po’ più complessi. Mi piace molto il fatto che sia brava nel disegno, è molto attenta ai dettagli, penso abbia un futuro in questo campo, sicuramente c’è lo zampino della mamma, che tra l’altro ha curato le illustrazioni del libro. Questo ci mette ancora di più in contatto l’una con l’altra.

C’è qualcosa oggi che ti dà fastidio dell’albinismo, che proprio non mandi giù e qualcosa che invece ti fa gioire?
Sicuramente non mi piace l’insistenza di certi sguardi da lontano rivolti a mia nipote, preferisco una domanda diretta piuttosto che quel bisbigliare/farfugliare di nascosto indicando Alice.
La cosa che invece mi piace? Beh, tutto il resto, io adoro i capelli di Alice, il suo aspetto unico, particolare, il movimento degli occhi di Alice per me è come un’onda del mare che ti culla dolcemente, imparo tanto da lei.

Cosa c’è di Alice nei tratti caratteriali della bambina del racconto?
Penso la sua forza d’animo, quando ad esempio rimane indispettita dal fatto che il riccio valuta l’ipotesi di cambiare colore, ma anche la sua dolcezza, la sua tenerezza.

Secondo te un bambino “diverso” dovrebbe ricevere da famiglia e insegnanti un trattamento diverso?
Ognuno di noi è diverso, non è un modo di dire ma è così, quindi ognuno di noi dovrebbe essere valorizzato per la propria unicità, quindi per rispondere alla tua domanda, no, un bambino diverso non deve essere trattato in modo diverso ma è importante agevolare certe situazioni, se c’è una strada più semplice per fare una cosa è giusto prendere quella strada, se un bambino fa fatica va aiutato nel misura in cui serve a lui a usufruire di un gioco, di uno spettacolo, di una lezione, di uno sport ecc.

Qual è il tuo desiderio per il futuro di questo stupendo libro che continua a vendere ancora dopo 8 anni?
Mi piacerebbe presentarlo anche al personale scolastico, non solo ai bambini. Penso che possa essere utile anche agli insegnanti sia per conoscere il misterioso mondo dell’albinismo che per rapportarsi al tema dell’inclusione.

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