Black Samurai albinismo

Black Samurai – un docufilm sull’albinismo

Ieri sera mi è capitato di vedere il docu-film, Black Samurai, del regista Luigi Maria Perotti, anzi, in realtà era tempo che cercavo di scovare film e produzioni artistiche di qualsiasi genere,  per rendermi conto di come viene visto l’albinismo nei film e così avendolo trovato su Raiplay mi sono decisa a guardarlo.
Vorrei condividere con voi alcune riflessioni e una breve trama.

La Trama

Siamo in Tanzania, Paese dell’estrema Africa sub Sahariana, povero e con un’alta incidenza di condizioni genetiche come l’albinismo, oltre che di scarse condizioni igieniche.
Jerome è il Black Samurai del titolo, un Sensei, maestro di Karate, sposato con una donna europea che si è trasferita nella calda Africa per amore di lui. Da bambino ebbe l’opportunità di frequentare gratuitamente la scuola di karate, il suo maestro, Sensei Edward gli permise di allenarsi nonostante non avesse soldi e la sua famiglia lo osteggiasse. Jerome ha un sogno ora, dopo aver visto uomini crudeli e inaspriti dalle superstizioni che dominano la sua terra, mutilare una bambina davanti sua mamma e sua sorella, decise che non poteva più stare fermo a guardare milioni di albini soffrire e morire per mano di mostri.

Decide così di creare un dojo interamente dedicato ai giovani albini, vittime del mondo e della scelleratezza
I suoi primi allievi sono due fratelli, nipoti del suo amico Mahmoud. I ragazzi inizialmente non sembrano appassionati a questo sport ma sanno che è una cosa che farà loro bene, poi piano piano o “Pole Pole” come dicono nella lingua locale non solo si appassionano e diventano più bravi ma si sentono davvero motivati a vincere e gareggiare.
Vi risparmio il finale e non spoilero più nulla ma piuttosto vorrei commentare le scene salienti.

Cosa mi è piaciuto

1. Lo stile narrativo, non c’è niente di inventato e romanzato in questo racconto, perché se ricami sull’albinismo, secondo me, rischi davvero di sfociare nella leggenda e anche nel ridicolo, in tutto ciò che noi albini abbiamo sempre voluto combattere. Il docu-film ed il suo linguaggio da reportage con interviste e scorci di vita quotidiana è perfetto a mio avviso per raccontare l’albinismo.

2. Il finale, che poi tanto finale non sembra.

3. L’utilizzo delle arti marziali come veicolo di un messaggio di crescita personale.

4. La descrizione che viene fatta dell’albinismo all’inizio del film come condizione genetica rara e non come patologia, come tanti la descrivono erroneamente.

5. Il ritrovarmi in determinate situazioni come nella scena in cui i ragazzi si allenano assieme agli altri all’aperto ma la luce, seppur bassa del tramonto, impedisce loro di stare a proprio agio e con gli occhi ben aperti.

Cosa non mi é piaciuto

1. Quando viene detto che la vista dei ragazzini è in graduale regressione, che insomma sta peggiorando e peggiorerà nel tempo. Immagino che sia stato detto perché i ragazzi non potevano permettersi di comprare degli occhiali e quindi sforzavano eccessivamente la vista e inoltre non indossavano nemmeno occhiali da sole per cui la luce peggiorava la loro visione. Questo è vero, però trovo sia un messaggio fuorviante per un neo-genitore o una persona che non conosce l’albinismo e le sue caratteristiche. Il messaggio che passa è: l’albinismo è una condizione degenerativa e questo, in linea di massimo non corrisponde a verità.

2. Constatare il fatto che oltre alle note superstizioni c’è ancora molta ignoranza anche da parte di persone buone come lo zio dei ragazzi, che li porta al mare per “guarirgli le ferite da scottature”.

Non trovo al momento altre criticità, non era e non è il mio scopo quello di criticare il film, piuttosto mi piace quando l’arte si mette a servizio dell’informazione che più che mai su questo argomento è carente. Anzi, credo fermamente che produzioni come questa, e come altre che scoprirò sul web, dovrebbero essere divulgate nelle scuole sin dalla scuola primaria.

Appello agli artisti che amano il vero

Invito registi, fotografi (beh quelli già sgomitano per fotografarci), scenografi, autori, pittori, scrittori e tutti gli artisti che cerchino un’idea originale di prendere in seria considerazione il tema dell’albinismo per due diversi motivi:

– non si sa ancora molto e la gente ha bisogno di conoscenza;
– con la moda del “body positivity” e l’attuale visione più consapevole da “diversity and inclusion“, sarebbe davvero un tema vincente e con potenzialità di successo.

Visita il mio profilo TikTok per approfondire il tema dell’albinismo con pillole e consigli per la vita quotidiana.

Visita il nuovo profilo Instagram @nerosubiancordove troverai una serie di interessanti live su come affrontare il tema della diversità e l’aspetto più psicologico e sociale del tema, in collaborazione con la Dott.sa Giulia Segurini.

 

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Nero su Bianco

Mi chiamo Roberta e sono nata con albinismo oculo-cutaneo. Oggi parlo ai genitori, agli educatori, ai medici e a tutta la popolazione perchè vorrei un mondo consapevole, preparato e accogliente.

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