didattica per ipovedenti

Didattica per ipovedenti: tecnologie compensative

Questa è la prima volta che mi appresto a scrivere un articolo così approfondito sul tema delle tecnologie assistive e la prima cosa che ci tengo a sottolineare è che, nella parte di ricerca e reperimento delle informazioni, mi ha affiancato la Dottoressa Giulia Segurini, neuropsicologa, ricercatrice in Neuroscienze ed esperta nella riabilitazione della disabilità visiva e nella didattica per ipovedenti e non vedenti.

Anche perché, come ho spesso raccontato, io sono una di quelle che ha studiato senza ausili, se non una minuscola e scomoda lente d’ingrandimento. Da un lato tra fine anni 90 e inizi anni 2000 la tecnologia non era così evoluta come oggi (ma non stiamo parlando nemmeno del Medioevo) dall’altro lato il mio percorso verso la consapevolezza della mia condizione è stato tortuoso per cui la mia famiglia non era nemmeno a conoscenza della possibilità di avere determinati strumenti.

Ausili tiflotecnici e tecnologie compensative: perché sono utili

Se parliamo di ipovisione da albinismo ci stiamo riferendo a determinate caratteristiche specifiche non paragonabili ad altri tipi di ipovisione, né di complicazioni visive che non tratterò in questo articolo.

La parola compensativo, più che mai ci esplica come nel soggetto ipovedente, si tratti davvero di una vera e propria compensazione, dal momento che l’individuo è in possesso di un seppur residuo visus, per cui la vista è presente, in maniera estremamente ridotta ed anomala, ma è presente e deve essere sfruttata e potenziata.
Lo strumento andrà invece a com-pen-sare tutta la restante parte che non è presente o è poco sviluppata quindi arriverà laddove le risorse in essere non sono sufficienti.

Didattica per ipovedenti: i professionisti in gioco

La doverosa premessa è che ogni alunno è un mondo a sé, per questo è sempre corretto parlare di didattica e approccio personalizzato, perché ciò che va bene per un ragazzo o bambino potrebbe non andare bene per l’altro, pur muovendoci sempre all’interno della stessa patologia genetica.

L’esempio classico è quello della sintesi vocale: c’è chi ne ha necessità e chi la considera superflua ma non deve essere l’insegnante a deciderlo, bensì l’alunno, in libertà di scelta.

In questi casi di solito si fanno tre passaggi:
– visita oculistica specifica dove oltre a misurare il visus prima della scuola l’oculista potrebbe suggerire l’utilizzo di determinati strumenti. Alcuni ottici specializzati e centri per l’ipovisione danno la possibilità di provare lo strumento prima di acquistarlo (sempre tramite procedura ASL);
– confronto con il tiflologo, che è la figura preposta all’individuazione delle capacità dell’alunno ipovedente, delle sue potenzialità in termini di autonomia nello studio e nelle attività della scuola;
– collaborazione con l’insegnante di sostegno: questa figura è quella che si occuperà da vicino dell’inserimento del bambino/ragazzo nel mondo scolastico, che lo affiancherà durante le lezioni in classe e le attività come laboratori, sport e gite quindi insegnante di sostegno e tiflologo dovrebbero collaborare insieme per il raggiungimento degli obiettivi.

Didattica per ipovedenti: gli ausili consigliati

1.Software di ingrandimento: per una semplice funzione di zoom vanno bene gli applicativi del Mac o di Windows come il Magnifier ma per funzioni più avanzate come quella che permette di modificare forma e colore del puntatore mouse, di creare riquadri attorno alla parola selezionata, la sintesi vocale e tanto altro meglio affidarsi a software come Zoomtext di Ai Square disponibile per Windows e distribuito in Italia dalla VisionDept;

2. Libri in formato digitale, qui dipende dalla casa editrice se ha previsto o meno la versione digitale del testo;

3.  software OCR e scanner per trasferire su pc ed editare qualsiasi documento normalmente non editabile come i PDF;

4. apparecchi ingrandenti come quelli che permettono di posizionare un testo cartaceo come un libro sotto il lettore e di proiettarlo ingrandito a monitor;

5. stampe e fotocopie ingrandite: è importante ingrandire solo le parole e i disegni e non tutto il foglio per cui vanno benissimo le stampe in formato A4.

Poi per l’alunno albino potremmo aggiungere consigli quali posizionare la postazione dell’allievo il più vicino possibile alla lavagna, non troppo vicino alla finestra ma in una zona sufficientemente illuminata e adottare le medesime accortezze in palestra e all’aperto.

Didattica capovolta ed inclusione

Negli ultimi anni si parla molto di capovolgimento del tradizionale sistema educativo scolastico che dovrebbe (essendo un approccio recente il condizionale è d’obbligo), favorire l’apprendimento dello studente secondo tempi e metodi individuali e quindi vantaggiosi.

In pratica rispetto al vecchio metodo vengono invertiti i due momenti di lezione frontale e studio a casa che se prima erano in questo ordine, nella didattica capovolta sono nell’ordine opposto: prima l’alunno studia a casa attraverso materiale fornito dagli insegnanti o reperibile sul web e solo dopo si discute in classe su quanto svolto stimolando dibattiti e nuovi spunti di approfondimento.

I sostenitori di questo metodo formativo sono convinti che la didattica capovolta sia più efficace in quanto rende lo studente autonomo e protagonista del suo percorso di studi e si sottolinea come l’approccio capovolto sia particolarmente adatto ad alunni con disabilità di qualsivoglia natura, quindi un metodo inclusivo.

Forse è ancora presto per trarre conclusioni, almeno in Italia e nel contesto dell’ipovisione, ma se ci sono genitori che hanno potuto osservare da vicino questo metodo sono davvero curiosa di ricevere dei feedback.

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Nero su Bianco

Mi chiamo Roberta e sono nata con albinismo oculo-cutaneo. Oggi parlo ai genitori, agli educatori, ai medici e a tutta la popolazione perchè vorrei un mondo consapevole, preparato e accogliente.

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